Tantissime. Troppe.

L’ondata dei contagi va abbassandosi, si torna a girare con più libertà. Questa fase due sta facendo riaprire alcune attività, altre torneranno pienamente operative solo a Giugno. Molte sono ancora le serrande abbassate, chissà se quelle vetrine torneranno a mostrare la propria merce. Purtroppo, era largamente prevedibile, la crisi sanitaria si è trasformata in crisi economica. Non possiamo ancora considerare vinta questa partita col virus che già l’incubo della pesante recessione si fa vivo. Sono tantissime, troppe, le famiglie in grande difficoltà a causa della lunga chiusura. Alle famiglie che tradizionalmente necessitavano di un sostegno se ne sono aggiunte, come un vero tzunami sociale, tante, troppe altre.

Famiglie formate da giovani che facevano un lavoro precario ma continuo, magari con contratti temporanei. Magari – che piaga! – anche senza contratto e senza tutele. Famiglie di operai in nero, commessi con contratti part-time, di antichi e nuovi artigiani. Famiglie di partite IVA a basso reddito.  Famiglie che, pur senza lussi, non hanno mai avuto difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Improvvisamente, neanche il tempo di capire bene cosa stesse succedendo, sono rimaste senza lavoro, senza stipendio. 

Nella zona dei Castelli Romani si calcola che siano centinaia le famiglie – e migliaia le persone – che non possono nemmeno permettersi di fare la spesa. Mutui e affitti forse possono aspettare, ma per mettere a tavola qualcosa serve altro. Ad Albano e dintorni si è messa in moto una rete di solidarietà per fare da paracadute a questa caduta nel vuoto, per frenare la paura di non farcela. Con il coordinamento di Roberto Salustri, ed insieme ad altre associazioni tra cui la San Francesco che ha gestito il Magazzino, l’emporio solidale, la RESEDA onlus, ARCS culture solidali e tanti volontari, ci siamo messi a disposizione per raccogliere generi alimentari da destinare a chi – in questo momento – non ce la fa. Quando fate la spesa date un occhiata a quei banchetti, normalmente all’uscita dei supermercati. Spesa Solidale. Mani tese. Reti Civiche. Tanti nomi, un solo obiettivo. Date un’occhiata e, se potete, acquistate generi non deperibili – latte a lunga conservazione, olio, pasta, scatolame… – e lasciateli ai volontari che li raccolgono. Basta poco, ognuno, per far mangiare molti. 

Non è un servizio difficile. Va spiegato, le persone che entrano nei supermercati sono assorte nei loro pensieri. Non tutti possono dare una mano, loro stessi sono in difficoltà. C’è una sana diffidenza, abbiamo spesso sentito, tutti, delle varie iniziative dimostratesi truffe.

L’uniforme e il foulard aiutano, agli Scout sono associati valori sani, che fieramente rivendichiamo. La mia esperienza è che le donne sono più attente degli uomini e che la generosità è distribuita in tutte le classi sociali. Ho negli occhi e nel cuore la signora dell’est europeo che tutte le volte lascia almeno due buste piene. L’altro giorno ne ha lasciata una sola, e si è quasi scusata. Oggi non posso, mi ha detto. Se stasera mi pagano, domani prendo qualcos’altro. C’è la signora Anna, siamo diventati quasi amici. È in pensione da un pezzo, tutti i giorni arriva lentamente, Camilleri direbbe “un passo metti e l’altro leva”, e tutti i giorni lascia ora un pacco di pasta, ora una scatola di pelati. E si ferma a chiacchierare una decina di minuti.  Vive di pensione minima ma, dice, non le manca nulla. Si sente fortunata, e certamente lo è, come tutti coloro capaci di guardarsi intorno e dare una mano, facendo del proprio meglio. Non serve essere Scout. Basta essere uomini.

….Dovete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi, io scommetto che vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi, che vi troverete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui. (Al Pacino – Ogni Maledetta Domenica)

Carlo

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