Tra le cose più preziose che lo Scoutismo regala c’è l’intreccio di sentieri che legano persone e storie lontane fra loro in una dimensione di amicizia e fratellanza spontanea e immortale. Ho intervistato la Compagnia On The Road di Gassino per scoprire cosa vuol dire essere scout ed essere adolescenti in un periodo storico come questo, in una delle regioni più colpite nel nostro Paese.

Tutti connessi, ho il piacere di chiacchierare con qualche volto conosciuto in uno dei tanti sentieri di cui scrivevo prima. La pandemia, nonostante la tragedia, ci regala nuovi stimoli e forse, come in questo caso, qualche occasione interessante.

Che cosa vuol dire vivere in Piemonte, vicino Torino, e ritrovarsi immersi in un periodo tanto particolare e difficile? Come si avverte il cambiamento del “clima” al di fuori delle mura in cui siamo stati confinati?


Ce lo racconta Elisa, che per i primi due mesi di lockdown non ha voluto mettere un piede fuori casa, neanche per fare la spesa. “Mi è sembrato tutto surreale: non so nemmeno se ho mai capito davvero cosa ho vissuto in questo periodo. Quando dopo tanto tempo sono andata a fare la spesa, la sensazione era quella di stare sempre sul filo del rasoio. Eppure, appena ho potuto ricominciare ad uscire, l’ho fatto. Se penso a qualcuno che l’ha vissuta in maniera ancora più “strict” penso a Leo, che vive sul cucuzzolo della collina da solo con i suoi…!”

E Leo sorridendo ci spiega che se a lui non manca lo spazio, il contatto fisico e la vista dei suoi amici gli sono mancati tantissimo.

Alla domanda “Avete avuto paura?”, i cinque quadratini sul mio computer reagiscono in cinque chiarissime espressioni facciali differenti: c’è chi scuote la testa e chi annuisce, ma in ogni caso l’effetto è proprio sincero. Francesca ha avuto paura per i suoi nonni: vivono nella sua stessa casa e i suoi genitori hanno continuato a lavorare per tutta la durata della quarantena. Nella sua famiglia sono state imposte regole severe e questo l’ha portata a percepire una strana forma di distanza persino con le persone che vivono intorno a lei. Mentre me ne parla, mi rendo conto di quanti ossimori e novità abbiamo vissuto in questo periodo: abbiamo sentito la distanza e la solitudine chiusi in una casa sempre vicino alle nostre famiglie, abbiamo avvertito la mancanza di spazio pur evitando folle e assembramenti, abbiamo dovuto barattare i ritmi frenetici della quotidianità con una quantità di tempo a tratti spaventosa.

“Avete continuato a fare attività scout online?”

Sì, ma la “Cumpa” On The Road mi fa notare che più che “attività” l’espressione giusta è “momento di fuga”, per riunirsi e ritrovarsi con la propria famiglia scout. Non è facile svolgere belle attività a distanza ma, come mi ricorda Francesca, anche divertirsi e sentirsi vicini fa parte della vita scout. Per alcuni è stato fondamentale continuare ad avere questo tipo di contatto: siamo stati tutti fortunati nell’aver avuto internet e dispositivi che per quanto non facciano canonicamente parte dello stile di vita scout ci hanno permesso di restare in contatto, seppur in modo alienante.

C’è dell’amarezza nel parlare dei vari progetti fatti e sospesi o rimandati. “Il primo giorno di lockdown doveva essere il nostro primo giorno di settimana comunitaria”, mi raccontano con la delusione stampata in faccia. Autofinanziamenti, eventi e campi saltati a causa di questo virus rendono il morale difficile da riprendere, soprattutto per chi ha vissuto così il terzo ed ultimo anno di Compagnia e che non avrà nemmeno la possibilità di vivere un’ultima bellissima Estate Rover.

Ma Francesca, che nonostante abbia sofferto molto la quarantena si sforza di trovare almeno un lato positivo, ha trovato divertente come “vedersi su Zoom” le abbia permesso di conoscere le realtà diverse intorno ai membri della Compa, di entrare nella quotidianità e in parte nell’intimità di persone fisicamente distanti da noi: è stato divertente vedere Leonardo (che dopo due anni ancora non l’ha ancora mai invitata a casa sua!) nella sua comoda postazione da giocatore di D&D, con le sue belle cuffie sulle orecchie, e, sullo stesso schermo, Jack che cerca disperatamente un posto e un momento tranquilli per fare riunione lontano dai suoi coinquilini. “I vicini di casa e i coinquilini vedendomi in camicia e col foulard si chiedevano:‘ma è matto?’”, racconta Jack, ed Elisa conferma: “mentre indossavo l’uniforme mia madre mi guardava perplessa e mi chiedeva: ‘ma cosa stai facendo?’”

Uniforme che, senza neanche stare a specificare, ha momentaneamente lasciato da parte calzettoni verdi e pantaloni marroni, sostituiti da un comodo pigiama, sotto la camicia. 

Concludiamo l’intervista in chiacchiere e piccoli pettegolezzi, concentrandoci sui bei momenti che siamo riusciti a trascorrere e su quelli ancora più belli che ci aspettano. Torneremo ad indossare e sfoggiare la nostra uniforme completa, insieme, torneremo a bisbigliare nelle tende e a incrociare sentieri sotto il cielo che continua a tenerci tutti uniti.

Galatea

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