Estate Rover 2020

Questo non è il mio miglior campo.

Se c’è una frase da associare all’Estate Rover 2020 è questa. Un pensiero, come un tarlo, costantemente nascosto nel retro della mia testa, che ogni tanto si faceva sentire, in ogni fase di questa stranissima avventura dai contorni pandemici: ideazione, preparazione, realizzazione e verifica, e sempre lì a pensare “questo non è il mio miglior campo”.

E, certamente, potrei sciorinare un elenco lunghissimo di scuse per giustificare i mille motivi per cui le cose non sono andate come sperato: pandemie, cambi di dirigenza in Sezione, situazioni familiari e lavorative al limite del disastroso, scarsissimo tempo a disposizione, indisponibilità dei luoghi, assenza totale di autofinanziamento per l’intero 2020…

Ma son tutte cose che, al di là di mettere a posto la coscienza, non è che abbiano molto senso. Anche perché, ad essere sinceri, qualche ora qui e là per preparare tutto con maggiore cura, per stendere delle attività meglio pensate e per controllare più accuratamente i vari dettagli logistici, avrei potuto ritagliarla: in un modo o nell’altro, tutto è possibile.

Invece il campo è partito con, a dir tanto, un paio di giorni su sette programmati nel dettaglio e con solo una vaga bozza sul cosa fare nei rimanenti. Con orari dei mezzi pubblici fumosi. Persino la quota chiesta ai ragazzi non era stata pensata con eccessiva precisione.

Ed il risultato è stato subito evidente… già dalla prima sera, se i ragazzi non avessero organizzato autonomamente un Fuoco Rover che riprendesse alcune delle tematiche affrontate nell’anno, ci saremmo probabilmente limitati a qualche canto.

Similmente, se Margherita e Giorgia, con l’aiuto di Maya (CC del RM15 che è stata con noi assieme ad Eloy, nostra vecchia conoscenza e suo Rover, per i primi tre giorni) non fossero riuscite a organizzare un magnifico itinerario culturale tra i monumenti di Roma ispirato alle sue leggende, il secondo giorno sarebbe consistito in una passeggiata per il centro senza alcuna meta.

E ancora, il Cimitero Acattolico di Roma ed il Ghetto sarebbero state poco meno che una gita al parco senza Galatea, Eloy e Maya a guidarci tra la storia scritta tra le loro pietre.

Tutte cose che non avevo nemmeno lontanamente preparato con la giusta attenzione. Come il fuoco serale della sera stessa, su cui avevo clamorosamente sottostimato i tempi, e che è diventato invece un piacevole momento di relax e condivisione, grazie a Gabriel e Margherita che hanno, fortunatamente, raccolto i miei cocci.

E ancora: l’attività di riflessione sui mesi di Lockdown preparata da Francesca, che non avevo nemmeno fatto in tempo a visionare, ci ha fatto capire quanto ognuno di noi avesse bisogno di raccontare quello che è successo in questi mesi. Il Fuoco Rover di Lorenzo, Martina e Sara che ci fa ripensare ai molti momenti che hanno passato con noi in questi anni e le numerose chiacchierate con Nicolas che mi han fatto capire che, forse, la veglia alle stelle che avevo organizzato non era poi così male.

Certo… di cose andate male ce ne sono state. Ancora digrigno i denti pensando alla mancata occasione per Bomarzo o per il Lago di Vico, al luogo non ottimale scelto per la Partenza, per la travagliatissima Carta di Compagnia e per chissà quante altre cose che non siamo riusciti a fare.

Forse è per questo che tornando a casa, molto più degli altri anni, ho avuto l’impressione che il campo sia finito troppo in fretta. Che c’erano tante altre cose da fare e che avrei passato volentierissimo ancora qualche giorno con la mia Compagnia.

Perché, in fondo, è stato un bel campo. Non il mio migliore, sia chiaro, ma è stato un bel campo, e solo perché ognuno dei ragazzi ci ha messo del suo per tappare le evidenti lacune che questa ER si portava dietro.

No, questo non è il mio miglior campo.

Questo non è il mio miglior campo

Questo non è il mio miglior campo?

Luca

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