La fine. Di che cosa? Beh, del mondo, ovviamente! Il momento che stavo aspettando da quando ero ragazzino finalmente è arrivato: cosa c’è di meglio della fine del mondo? Nessuno che insiste per farti studiare, nessuno che ti dice cosa devi e cosa non devi fare, cosa puoi e cosa non puoi fare: il mondo era perfetto da quando quel virus aveva sterminato un buon 70% della popolazione mondiale, inclusi i miei genitori e la maggior parte dei miei amici e parenti.

Della mia famiglia erano rimasti solo mia sorella e mio fratello oltre a me. Quando successe avevo 14 anni e vivevo vicino Roma, la capitale del più grande impero della storia dell’umanità. Cominciò da una regione poco nota della Cina, Wuhan, e si diffuse in tutto il mondo nel giro di pochi mesi. Abbiamo passato circa un anno in quarantena ma la diffusione di questo virus non si arrestava; sempre più malati, sempre più decessi. La popolazione mondiale si riduceva notevolmente.

Verso la fine dell’anno si venne a sapere che alcune persone erano immuni a questo virus, per la maggior parte persone sotto i 25 anni con qualche eccezione. Ormai, però, era troppo tardi: l’economia era completamente andata, ci furono numerose proteste da parte degli “immuni” al virus, che si sentivano superiori e si rivoltarono interrompendo la quarantena e agevolando ancora di più la diffusione della malattia, portando quasi all’estinzione dei “non immuni” che si sono rintanati in dei bunker sotterranei.

In questo mondo viviamo ormai da non so più da quanto tempo, sopravvivendo, chi in un gruppo, chi da solo, e ognuno in base al suo stile di vita: c’è chi ha deciso di appropriarsi di un determinato territorio, chi si è creato una fortezza, chi va in giro senza meta e chi cerca di non rassegnarsi tentando di rifarsi una vita come meglio può. Mio fratello se ne era andato con i suoi amichetti in un gruppo di pericolosissimi ragazzini tra gli otto e gli undici anni: erano chiamati “Lupi”: si diceva tenessero in gabbia quelli che erano i loro capi… prima.

Loro erano uno dei quei gruppi che si erano creati una fortezza per definire il loro territorio: “La Rupe”. Mia sorella e io eravamo in gruppi separati ma che molto spesso si univano in un’alleanza di pattuglie: il “Reparto”. Eravamo un gruppo di ragazzi tra i dodici e i sedici anni. La mia pattuglia, i Falky, quella di mia sorella, le Pantere, e le altre, Corvi, Goofi e Tigri, hanno occupato un centro commerciale in modo da avere tutto ciò che ci serve a portata di mano. Ogni tanto usciamo, o per fare casino godendoci i nostri giorni di libertà, o per sfogare le frustrazioni adolescenziali.

Infine c’è un terzo gruppo di nomadi, la “Compagnia”, composto da ragazzi dai sedici ai diciotto anni. Non si vedono quasi mai, ma quando si vedono meglio starne alla larga… Abbiamo vissuto in tranquillità per diverso tempo, ma di recente sono cominciate a scomparire le persone nel nulla, come volatilizzate: un momento prima esistono, poi scompaiono completamente anche dalla mente delle persone…

Lorenzo

Condividi l'articolo sul tuo social preferito!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *