Siamo quasi tutti in nella stanza al piano di sopra. Qualcuno è andato a dormire; è tardi. Noi altri parliamo. Ci passiamo una busta di biscotti mentre scherziamo e ridiamo insieme, cercando di non far rumore, seduti su un pezzetto di letto o appoggiati ad un armadio. L’equivalente di una notte in tenda al primo anno di reparto, la sensazione di aver trovato una seconda famiglia, la mente libera dai pensieri dopo una giornata stimolante, a tratti faticosa.
L’ho sempre detto: la cosa migliore dei campi invernali è il clima.

Sembra un paradosso: fa freddo, spesso tanto, a volte esageratamente. Ma è proprio quel freddo secco e penetrante (il mio preferito, “il freddo da uscita scout”), con un po’ di fortuna accompagnato da un sole gelido e luminoso, a regalare un clima diverso all’intera Compagnia. Perché gli sguardi diventano caldi, le parole accoglienti e i corpi hanno bisogno di stare vicini per scaldarsi. E per scambiarsi un “ti voglio bene” segreto.

Ho visto, in soli tre giorni, il viso dei miei amici cambiare dopo una piccola camminata in montagna o una visita alle grotte, le loro guance farsi rosse, gli occhi diventare vispi e lucidi, l’espressione distendersi sugli angoli e sulle linee della loro pelle, visibilmente più sana dopo una semplice boccata d’aria pulita.

Ho visto piatti di polenta, di omelette o di pietanze particolarissime di una cena etnica venire divorati dalla più che salutare fame adolescenziale di chi ha fatto attività fino a poco prima e non vede l’ora di riempire lo stomaco e di gustarsi il momento di un bel pasto tutti insieme, seduti intorno ad un tavolo troppo piccolo, mentre si continua a ridere e a condividere cibo ed esperienze.

Das, disegni, mostri, libri illustrati, riflessioni, Progressione Verticale, letture, film, storie, lezioni di canto, escursioni: è sempre complicato rispondere alla domanda “Cosa avete fatto agli scout?”. Perché per parlare delle attività, devo necessariamente citare tutto il resto, tutto il contorno delle piccole cose, tutte le immagini che mi restano impresse della vita quotidiana dello scoutismo che ormai conosco e apprezzo più di qualsiasi altra quotidianità.
Ciò che mi rimane di più di questo Inverno Rover è proprio la gratitudine per le piccole cose. Ringrazio tanto Francesca per le empanadas e Martina per il ris grøt -ribattezzato “Sgrngr” per praticità. Ringrazio Margherita che mi ha regalato degli orecchini bellissimi e Giorgia che si è aperta tanto con me raccontandomi di lei, per essere state le mie compagne di stanza e a quanto pare di avventure segrete – abbiamo notato una forte somiglianza tra noi, le Totally Spies e le Superchicche. Ringrazio Jacopo che ci fa sorridere sempre con le sue battute e Lorenzo che ci ha portato indietro nel tempo con vecchi aneddoti imbarazzanti – il 90% riguardavano lui. Grazie a Sara e Gabriel che mi hanno coinvolta in una sfida di disegno che andrà avanti per secoli, grazie a Luca per tutte le parole confortanti e sincere, per il canzoniere che ha fatto per noi e per averci fatto cantare così tanto.

Sono grata alla Compagnia per avermi regalato anche questa volta dei ricordi che scaldano il cuore, delle immagini fisse nella memoria, come “Guerra e Pace” degli Psicologi cantata e strimpellata diecimila volte,

con una tazza di tè o un panorama mozzafiato davanti agli occhi, come le chiacchiere più svariate camminando per un tratto della strada che porta a Pagliara dei Marsi. Come una busta di biscotti, risate e bisbigli, passata di mano in mano alle due di notte dopo una giornata intensa.

Galatea

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